EVOCAZIONI MUSICA e POESIA Dove le parole diventano note musicali

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Fiori e male, purezza e peccato, spleen e ideale, quanta attrazione in queste stridenti contrapposizioni. Eppure ci sembra stonato contrapporre e insieme fondere tali opposti: il sublime e il grottesco ma Charles  Baudelaire ne “I fiori del male” insegna. Ancor più ci appare paradossale e innaturale narrare le sorti di un ridente paese del midwest americano attraverso i loro epitaffi,  invece Edgar Lee Master in “Antologia di Spoon River” ci guida sulla collina de “I morti in vita”. Possiamo dedurre, dunque, che non esiste nient’altro che la morte alla fine del lungo itinerario dell’uomo e che solo la poesia può condurci all’apice della riconciliazione, alla pienezza del vivere, per consentire all’anima di intravedere “gli splendori che brillano dietro la tomba”? 

La risposta è pura retorica. Poesia e musica hanno tutte le risposte perché hanno tutte le visioni. Poeti e nusiscisti sanno come e dove guardare. C’è da chiedersi, allora, come mai tre compositori classici contemporanei siano concordi nel riproporre l’antinomia, il contrasto il dejà vu e ancora una volta dare voce attraverso le loro note al sublime dilemma tra buio e luce, bene e male, comune e bizzarro. Giuseppe D’Angelo, Carla Rebora, Emanuele Sartoris hanno proposto un assaggio delle loro opere fornendoci il loro personale responso.

Il compositore, al pari del poeta e di ogni altro artista è l’unico decifratore dell’animo umano e sa traghettarci in un percorso di vita, lascia che la vita  stessa entri nella musica in tutte le sue sfaccettature, da quelle più lustre a quelle più opache, da quelle armoniche a quelle disarmoniche, in piena concordanza. Ieri pomeriggio nella stupenda cornice di Villa Tesoriera al pianoforte della Biblioteca Musicale, il duo Génot – Sartoris ci ha permesso di intravedere la luce dietro le ombre, lo splendore che viene dall’oscurità. Si indovinava quasi una cacofonia,  una discordanza di voci e opinioni. Forse  il desiderio di “stare fuori dal coro”?  Oppure la risposta alla richiesta di aiuto di una società innegabilmente triste.

Estratto da “Lauda ” di Giuseppe D’Angelo

 

Cantico delle creature

S. Francesco d’Assisi

«Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,

spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.

 

Estratto da “I Sette segreti” di Carla Rebora

 

Il mio segreto – La Signora Sibley

Edgar Lee Master

Il segreto delle stelle,-la gravitazione.

Il segreto della terra,-strati di rocce.

Il segreto del suolo,-ricevere il seme.

Il segreto del seme,-il germoglio.

Il segreto dell’uomo,-il seminatore

Il segreto della donna,-il suolo.

Il mio segreto: sotto un tumulo che non troverete mai.


Estratto da Le tenebre di Emanuele Sartoris

I Fiori del Male

Un fantasma

Le Tenebre

Charles  Baudelaire

Nei sotterranei d’imperscrutabile tristezza

dove il Destino mi ha già relegato:

dove mai non entra un raggio roseo e gaio;

dove, solo con la Notte, ospite imbronciata,

sono come un pittore che un Dio beffardo condanni a dipingere,

ahimè! su le tenebre; dove, cuoco dai funebri appetiti,

faccio bollire e mangio il mio cuore,

a tratti brilla e s’allunga e si dispiega

uno spettro fatto di grazia e di splendore.

Al suo fantasioso incedere orientale,

quando raggiunge il pieno sviluppo,

riconosco la mia bella visitatrice:

È Lei! cupa, ma luminosa sempre.

 

Ed ecco che la risposta ci arriva, il sole  appare dopo la tempesta. La luce che da il  volto alle ombre nascoste dalle tenebre. Una pagina complessa, tanto da richiedere una gestazione d’oltre vent’anni, con lunghissimi periodi di interruzione: Totentanz, parafrasi del Dies irae, di Franz Liszt.  Un’opera che va oltre il mero virtuosismo con la funzione di decorare il pezzo con trilli scale o arpeggi o di ampliare al massimo la capacità di fuoco dello strumento, un capolavoro per ottenere una grande varietà ritmica e un colore timbrico inconsueto raggiunto con lo sfruttamento delle zone estreme della tastiera e con effetti percussivi.

Estratto da Totetanz di Franz Liszt

Estratto da Totetanz di Franz Liszt

Il carismatico duo Gènot – Sartoris ci ha altresì offerto  un assaggio della forza vitale dell’ultimo romantico Aleksandr Skrjabin.  Leo Tolstoy descrisse la sua musica come “una sincera espressione del genio”  e come scrisse il suo biografo: “Nessuno fu più famoso durante la sua vita, e pochi furono così rapidamente ignorati dopo la morte.”

Estratto Studio opera 8 n. 2 Alexander  Scrjabin

 

Elena Ronza
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Da un po’ di tempo, inoltre, percepiva un vuoto nella parte più intima di se stesso, il nulla, la sensazione di essere risucchiato da un buco nero. Nel corso degli anni aveva sempre inseguito assecondandole tutte le sue attitudini naturali, ma in quel periodo, il vuoto non spariva neanche quando recitava o quando si appassionava a un nuovo copione o a una nuova idea. Restava lì e lui si sentiva invadere il corpo, la mente e l’anima dal desiderio quasi struggente di fuggire.

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