C’era una volta un ponte

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Breve storia per giovani e non

C’era una volta un paese bellissimo, un grande paese che si chiamava Magnificent. Andava dalle montagne al mare, ricco di importanti città e di gente laboriosa. Ogni città aveva tante strade, ma la cosa spettacolare erano i numerosi ponti. Ponti che attraversavano fiumi e torrenti, boschi e vallate, e mettevano in comunicazione strade e autostrade, paesi e contrade. Era un paese particolare perché, a differenza di altri, lì, si parlavano molte lingue e gli abitanti praticavano tante religioni diverse. C’erano i cristiani  Alfa cattolici, che parlavano italiano,  i Delta ortodossi che parlavano greco e russo, i Beta protestanti che parlavano inglese e tedesco e altre lingue nordiche. I mediorientali Omega parlavano l’arabo e gli africani Fi parlavano il francese, il tedesco, l’inglese e tutte le lingue africane ed erano di religione musulmana come gli Omega, c’erano anche i rom Ru con le loro antiche usanze e parlavano lingue slave, infine i Gamma di religione ebraica che parlavano le lingue di tutti e in quel paese avevano trovato rifugio dalle persecuzioni.

Magnificent  assomigliava a un grande mosaico colorato di gente che aveva imparato a vivere insieme malgrado le differenze, perché ogni ponte metteva in comunicazione un gruppo con un altro e quando lo attraversavi immediatamente parlavi la lingua dell’altro e non ti sentivi uno straniero ma un fratello. Eppure un giorno tutto questo finì.  

La pace a Magnificent si spezzò come un pregiato bicchiere di cristallo, bello ma delicato, andando in mille pezzi,  perché arrivarono dei governanti  che volevano il potere e per ottenerlo eliminarono tutti i ponti e misero le persone le une contro le altre. Mentendo dissero che gli amici di ieri erano i nemici di oggi. Sostenendo che chi era di un’altra religione andava eliminato, che bisognava fare “pulizia” di chi era diverso e  per questo si facevano chiamare Cleaners.  Per prima cosa iniziarono a eliminare i ponti. I Cleaners ben sapevano che senza  i ponti per scambiare e  c confrontare le idee e le  opinioni, le bugie sarebbero diventate realtà. Dopo un po’ la gente senza i ponti cominciò a credere a tutte quelle menzogne perché se ripeti una bugia tante volte, dopo un po’ diventa vera.  Eliminarono per primo il ponte che comunicava in inglese. Tra i ponti era il più antico.

Si dice che intorno all’anno mille un re che veniva dai paesi del nord riuscì a battere l’esercito avversario del sud ammassato sul ponte, legando con grosse funi i piloni alla imbarcazioni della sua flotta facendo crollare ponte e nemici. E da quel giorno i bambini che parlano inglese cantano una filastrocca, che pare nasca proprio da quell’episodio, che recita così:

Old Bridge is falling down,

Falling down, Falling down.

Old Bridge is falling down,

My fair lady.

Poi i Cleaners ordinarono di distruggere il ponte tedesco.

Passeggiando su quel ponte si aveva la sensazione che il tempo si fosse fermato nel Medioevo. Trentadue case a graticcio coloratissime erano allineate su entrambi i lati di una strada larga appena cinque metri e mezzo.

Non sembrava neppure di stare su un ponte. Questo ponte era speciale perché era il ponte abitato più lungo d’Europa.

Poi toccò al ponte che insegnava il francese.

 

Quello  era il ponte veicolare più alto al mondo (lungo  2.460 m), il cui pilone più alto si trova a 341 m di altezza. Un’opera titanica ma anche un concentrato di alta tecnologia. Fin dal primo sguardo, il ponte appare come sospeso in aria, come se sfidasse la gravità.

 

 

Poi distrussero il ponte più lungo d’Europa che comunicava in greco e in russo.

Il ponte era suddiviso in  due parti:  una per il traffico delle automobili e una per i treni. Il sistema di illuminazione del ponte, riproduceva tre colori: l’arco della strada blu come il cielo, quello della linea ferroviaria rosso come il sole al tramonto e le costruzioni di supporto del ponte bianche come le nuvole.

Poi fu la volta di un altro ponte soprannominato ponte di Poseidon, il dio del mare, che con i suoi 2.883 metri era il ponte strallato più lungo del mondo. Dominava il panorama della zona con i 164 metri di altezza dei piloni portanti.

Poi toccò al ponte che parlava italiano, uno dei ponti più famosi del mondo, attraversato ogni giorno da migliaia di persone.

L’architetto che lo ricostruì intorno al 1345, progettò questo ponte innovativo con tre larghe campate a sesto ribassato invece di cinque a tutto sesto come tutti gli altri ponti fino a quel momento. Questa nuova soluzione (fu il primo ponte del genere in Europa) permise di dare più spazio al passaggio del fiume che, in caso di piene, portava a valle detriti di ogni genere che in questo modo potevano passare meglio sotto i fornici. A guardia del ponte c’erano quattro torri, ai quattro angoli. Anche quelle crollarono sotto i colpi dei Cleaners.

Arrivò poi il turno del ponte mediorientale a forma di lira.

 

L’imponente struttura, disegnata a forma di C si reggeva su 66 cavi di acciaio ancorati ad un solo pilone inclinato di 118 metri di altezza  sorgeva al centro della città. L’architetto aveva immaginato un pilone dalla esile geometria affinché la maggiore attenzione potesse essere rivolta ai cavi, che sembravano riprodurre un’arpa.

E poi ancora un’altra distruzione il ponte sospeso su cavi metallici. Lungo 127 metri e largo 6 (compresi due marciapiedi laterali rialzati di 60 centimetri), il ponte fu realizzato quasi completamente in ferro.

 

Da qui il soprannome di “Ponte di Ferro”. La struttura era sorretta da cavi di acciaio ancorati a quattro torri alte più di 14 metri.

Più ponti crollavano più la gente si odiava. A forza di distruggere ponti la gente non comunicava più, era sempre più isolata e arrabbiata.

Così un giorno  qualcuno sparò a qualche vecchio amico,  a un vicino di casa, a uno con cui prima beveva il caffè e lo ammazzò. E così cominciò una sparatoria, e poi un’altra, finché diventò una guerra. Una guerra civile.

Si bruciarono i villaggi, si uccisero le donne, i vecchi, i bambini. Non si sapeva dove andare, dove fuggire, la guerra era ovunque.

Lo scopo dei Cleaners era eliminare tutti quelli che non la pensavano come loro, passare un colpo di spugna su chi era di un’altra religione, di un’altra lingua, di un’altra etnia, eliminare chi era diverso, allontanarlo dalle proprie case, cacciarlo via come se fosse sporcizia. Questa cosa terribile venne chiamata ‘pulizia etnica’.

La guerra arrivò fino a una storica città divisa in due parti da un fiume. Da una parte vivevano gli Alfa cattolici e i Beta  protestanti, dall’altra gli Omega e i Fi musulmani. Da secoli c’era un ponte a unirli. Il Malnova Ponto” (ponte vecchio).

Un simbolo di unità, di amicizia. Il ponte aveva cinquecento anni, era antico e pieno di ricordi, conservava la memoria della città. Una città che da quel ponte prendeva il nome perché il  ponte era il suo cuore. Il ponte teneva insieme le due sponde, univa i musulmani e i non musulmani.  Si attraversava il ponte per andare a prendere il caffè da un vecchio barista barbuto che da decenni gestiva una  caffetteria assai frequentata nel quartiere musulmano. E i musulmani andavano dai cattolici  a fare la spesa, dai protestanti a parlare con gli amici, a trovare il fidanzato luterano. Già, perché il ponte univa le persone e metteva in contatto i loro sentimenti. Quanti innamorati si erano baciati su quel  ponte, e avevano gettato monetine esprimendo desideri!  E la religione non contava granché, la lingua neppure  e ancor meno il colore della pelle. Ma quando venne la guerra qualcuno cominciò a sparare. Il vecchio barista fu ammazzato senza motivo davanti alla sua caffetteria. Non tutti però accettarono di odiarsi e uccidersi senza motivo. A unirli c’era ancora il vecchio ponte.

Allora i Cleaner decisero di abbatterlo, prendendolo a cannonate finché non crollò nel fiume.

Dopo il crollo del ponte la guerra esplose con tutta la sua violenza. Morirono le madri, morirono i figli, e le vittime cominciarono a odiare gli assassini. E gli assassini erano da tutte e due le parti. L’odio mise radici profonde nel cuore degli abitanti di Magnificent .  Anche i  Ru con le loro antiche usanze e i  Gamma che parlavano le lingue di tutti vennero coinvolti in quella inutile guerra.

Poi finalmente un giorno la guerra finì.

I Cleaners avevano ottenuto il loro scopo.  Magnificent non c’era più. Al suo posto c’erano tanti piccoli staterelli e loro adesso li governavano con grande facilità tutti, separatamente e meno forti senza l’appoggio l’uno dell’altro,  Perché si sa che l’unione fa la forza. I Cleaners ripescarono dal fiume le pietre del ponte crollato e con quelle stesse pietre lo ricostruirono.

Ora sembra lo stesso di prima, ma in realtà  non lo è più. La gente si odia ancora. Troppo forte il dolore per le persone uccise, troppo grande il rancore nei confronti dell’altro. I cattolici non hanno perdonato i musulmani, i musulmani non hanno perdonato gli ebrei e i protestanti odiano ancora gli atei.

Adesso il ponte è lì dove era prima della guerra, ma non unisce più i cuori, non porta più dagli amici. La caffetteria è chiusa per sempre. Perché quando cade un ponte tra gli uomini, non bastano  le pietre a ricostruirlo.

Elena Ronza
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Da un po’ di tempo, inoltre, percepiva un vuoto nella parte più intima di se stesso, il nulla, la sensazione di essere risucchiato da un buco nero. Nel corso degli anni aveva sempre inseguito assecondandole tutte le sue attitudini naturali, ma in quel periodo, il vuoto non spariva neanche quando recitava o quando si appassionava a un nuovo copione o a una nuova idea. Restava lì e lui si sentiva invadere il corpo, la mente e l’anima dal desiderio quasi struggente di fuggire.

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