STORIA DI UN VIAGGIO Musica e arte tra paesaggi che incantano

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Nato come il trasferimento per una tournée del nostro coro polifonico bruinese si è trasformato in un’esperienza di viaggio, in tutte le sue dimensioni: viaggio che educa e porta il viaggiatore a una maggiore consapevolezza di sé, del proprio mondo interiore e della realtà circostante. Il viaggio che è fautore di cambiamento e che è in grado di mutare la stessa identità del viaggiatore.

L’occasione di un gemellaggio di voci tra il coro Vox Antiqua di Acquapendente e il coro Vox Amica di Bruino ha dato il via a un percorso stimolante e anche sorprendente, tra arte, musica e natura.
L’arte e la spiritualità, accompagnano l’uomo nel suo viaggio nella storia. Le testimonianze artistiche che emergono dal passato sono un tesoro per tutta l’umanità. Non silenti memorie, ma offerte vigorose che ci parlano oggi e sempre. Assoluta testimonianza di bellezza.
E quando la musica e l’arte si uniscono nell’esprimere il sacro Diventano-  come scriveva Paolo VI -segno sensibile di cose e di bellezze nascoste, aprono inconsueti scenari nella profondità dell’animo, nella dimensione spirituale, facendoci cogliere ciò che di bello, buono e vero l’uomo ha saputo e sa creare e trasmettere-.
Aggiungete  a tutto ciò paesaggi splendidi in cui perdersi, orizzonti che sembrano non finire mai, ecco trovati tutti gli elementi indispensabili per ricaricarsi e riconnettersi con se stessi.

MUSICA SACRA

Fin dagli albori la musica è sempre stata intrinsecamente incatenata all’esperienza religiosa, accompagnando di stagione in stagione l’intero cammino dell’umanità. La musica sacra ha lasciato una traccia indiscutibile e necessaria  in un  repertorio immenso e straordinario, con i risultati più alti della sensibilità, dell’intelligenza e della creatività dell’uomo, credente o ateo. Non a caso l’esperienza musicale, nella sua caratteristica intangibile, nella sua inquietudine tra bellezza e spiritualità, è stata spesso paragonata alla pratica religiosa stessa.

                                   

Coro Vox Antiqua Acqua Pendente e Coro SS Salvatore Bolsena

                                     

Coro Vox Amica Bruino

 Ospiti nella città di Acquapendente ci siamo concessi, tra una prova e un concerto, l’opportunità irrinunciabile di esplorare i dintorni.  In tre giorni abbiamo varcato i confini di tre regioni: Lazio, Umbria e  Toscana.

Esplorando dapprima una piccola porzione dell’alta Tuscia viterbese percorrendo poi

parte dell’antica via Francigena siamo giunti a Orvieto che domina la valle del fiume Paglia affluente del Tevere.
E ancora attraverso la consolare via Cassia, abbandonata successivamente per esplorare un altro breve tratto della via Francigena  siamo approdati in Val d’Orcia. Pronti per visitare altri luoghi incantevoli.

Acquapendente

BIBLIOTECA COMUNALE – ARCHIVIO SORICO ACQUAPENDENTE

Si immagina che sul territorio dove è situato oggi il paese, esistesse un centro etrusco abitato poi dai Romani, successivamente invaso e distrutto dai Longobardi, anche se da un’analisi di documenti antichi sembra più probabile la nascita del nucleo urbano a partire da un borgo formatosi attorno alla pieve di Santa Vittoria, tra il IX e il X secolo, e posta lungo la via Francigena, itinerario che collegava la Francia e più in generale l’Europa occidentale con Roma e con i porti d’imbarco per la Terrasanta.

Chiesa di San Francesco

Originariamente costruita secondo un elegante stile gotico, fu sottoposta nel Seicento a lavori di ristrutturazione che le conferirono, almeno nella parte interna, un assetto prevalentemente barocco pur mantenendo, in corrispondenza della facciata e del prospiciente campanile una formulazione più gotica, e dunque simile all’originale. Nella chiesa sono conservate numerose opere d’arte, tra le quali spiccano per imponenza le quattordici statue lignee raffiguranti gli Apostoli e i Santi Giovanni Battista e Giuseppe, scolpite nel 1752 da Giacomo Bulgarini. Di particolare rilevanza sono gli affreschi del presbiterio, realizzati da Francesco Nasini alla metà del XVII secolo e raffiguranti la Morte di Sant’Antonio da Padova (a sinistra), la Canonizzazione del Santo (a destra), l’Assunzione di Maria (al centro) e figure di Virtù (sulla volta).
Questa antica e pregevole chiesa è stata il luogo del nostro primo concerto. La sua architettura a navata unica è particolarmente adatta all’esecuzione del canto corale, poiché l’acustica permette al suono di svilupparsi in tutta la sua lunghezza,  in modo equilibrato, sonoro e ricco di armoniche, pieno e senza sbavature, in una parola “rotondo”.

La Basilica del Santo Sepolcro

È il principale luogo di culto della città di Acquapendente  e concattedrale della diocesi di Viterbo. La cattedrale è una basilica del X secolo in stile romanico e appartenente storicamente all’ordine benedettino. È dedicata al Santo Sepolcro perché vi è conservata una pietra macchiata di sangue che secondo la tradizione proviene dal Santo Sepolcro di Gerusalemme. Ha la dignità di basilica minore.

La  sua cripta ospita un’edicola con le sembianze del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Proprio per tale motivo, in un documento risalente al 993, la città di Acquapendente venne denominata Hierusalem, Gerusalemme appunto, segno evidente che il luogo di culto già esisteva in quel periodo. Consacrata nel 1149, la chiesa divenne ben presto conosciuta e i pellegrini non mancavano di visitarla e rendere omaggio alle reliquie qui contenute.
In stile romanico, rappresenta un gioiello dell’arte medievale ed è veramente ben conservata. Suddivisa in nove piccole navate con volta a crociera, presenta numerose colonne decorate con capitelli scolpiti con immagini di grande varietà compositiva: figure zoomorfe si alternano a decorazioni di carattere vegetale. Sulle pareti sono ancora visibili tracce di affreschi recanti immagini di santi ed una Natività.

Fortezza di Torre Alfina

Desiderio, re longobardo, come riferiscono i Comentari Historici di Monaldo Monaldeschi, edificò il cassero, la parte centrale del castello, attorno a cui si sviluppò successivamente il borgo. Le case, costruite ai suoi piedi, lo avvolgono e lo contornano ancora oggi. Stradine ricche di archi, fiori, scalette richiamano atmosfere passate, secoli oramai andati. Da lontano, salendo lungo la strada che conduce a seicento metri di altitudine, si nota questo castello dalle mura merlate. Il maniero ha subito vari rifacimenti nel corso dei secoli e oggi è un’elegante dimora di lusso.  Il  marchese Cahen commissionò  l’ultimo lavoro di restauro, che fu portato a termine alla fine dell’Ottocento dall’architetto senese Giuseppe Partini, che utilizzò la pietra grigio-scura di Bagnoregio per ricoprire gli elementi medievali e rinascimentali allora presenti. L’aspetto neo-gotico che oggi si può osservare rispondeva al gusto dell’epoca che prediligeva un ritorno all’architettura medievale. Il borgo di Torre Alfina sorge ai piedi di questo possente castello, così imponente da far passare in secondo piano le casette poste al di sotto. Archi, scalinate e piccoli accessi pedonali consentono di camminare nelle vie su cui si affacciano le abitazioni di pietra. L’aria tranquilla e immobile avvolge l’intero paesaggio che offre angoli naturalistici di considerevole bellezza sull’area protetta di Monte Rufeno.

Rodolfo Cahen d’Anvers  Marchese di Torre Alfina eredita dal padre Edoardo il castello e la tenuta e continua l’opera di restauro e abbellimento iniziata dal padre. Rodolfo si avvale di importanti artisti dell’epoca tra i quali il pittore Pietro Ridolfi, l’ebanista Paolo Cocchieri  e Tito Corsini ebanista e intagliatore che eseguirà l’opera che diverrà il suo capolavoro: le porte intarsiate. La richiesta del Marchese non è solamente finalizzata alle sue necessità, ma soprattutto a far sì che le gallerie e le sale interne del Castello esprimessero tutta la loro bellezza.

La galleria sopra rappresentata è stato il luogo del nostro secondo concerto in cui sono stati interpretati brani di musica rinascimentale e barocca di tipo profano, eseguiti secondo la prassi dell’epoca.

 

Il madrigale composizione musicale o lirica, in maggior parte per gruppi di 3-5 voci, originaria dell’Italia.

 

La pavane danza di corte in metro binario e di andamento moderato, che sostituì nel primo quarto del XVI secolo la bassadanza, e che ebbe il suo periodo di splendore nel XVI e XVII secolo e anche nel XVIII secolo.

 

La chanson à boire canzone di fine pasto che incoraggia il consumo di vino, a volte più ampiamente alcol. Questo tipo di canto viene solitamente eseguita in gruppi, spesso improvvisati: pasti in famiglia, banchetti nuziali, feste studentesche.

Ora un  breve excursus sui siti visitati e che con abili esposizioni ci sono stati narrati e illustrati dalle guide, anzi meglio compagni di viaggio: Mario Bandini e Renata Grappio.

Orvieto Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta 

Il duomo di Orvieto è uno dei massimi capolavori architettonici del tardo medioevo. Sulla bellissima facciata in stile gotico si possono ammirare decorazioni architettoniche che vanno dal XIV al XX secolo, che comprendono un grande rosone, mosaici dorati e tre maestose porte bronzee. L’interno fu abbellito con due cappelle affrescate da alcuni dei più grandi pittori italiani, tra le quali si può ammirare il famoso Giudizio Universale di Luca Signorelli. Il duomo di Orvieto fu costruito su ordine del papa Urbano IV per commemorare e venerare adeguatamente il Corporale di Bolsena. Il miracolo risale al 1263, quando un’ostia aveva sanguinato nelle mani di un sacerdote che dubitava del dogma della transustanziazione. Il sangue aveva anche macchiato la tovaglia dell’altare, che oggi è conservata nella Cappella del Corporale all’interno della cattedrale.

In origine il duomo di Orvieto fu  progettato come una basilica romanica con una navata centrale e due laterali. Ma quando Giovanni di Uguccione subentrò al primo capomastro Fra Bevignate, il progetto fu trasformato in una chiesa di stile gotico italiano. La facciata dorata cattura e incanta lo sguardo. È ornata con ampi bassorilievi e statue con i simboli degli evangelisti, creati da Maitani e collaboratori tra il 1325 e il 1330. Nel 1352 Matteo di Ugolino aggiunse le statue bronzee dell’Agnello di Dio sul frontone centrale e di San Michele sul frontone laterale sinistro. I bassorilievi di marmo sui pilastri ritraggono storie dell’Antico e del Nuovo Testamento. Sono considerati tra i più famosi di tutta la scultura trecentesca. Si tratta di un lavoro collettivo e anonimo, al quale hanno collaborato almeno tre o quattro capimastri (Maitani compreso) con i loro assistenti. Da sinistra a destra, i bassorilievi raffigurano Storie Della Genesi. L’albero di Jesse e i profeti che annunciarono il Messia. Episodi della vita di Cristo e della Vergine. Il Giudizio Finale dall’Apocalisse. Sopra questi bassorilievi ci sono gli splendenti mosaici realizzati tra il 1350 e il 1390 su disegno dell’artista Cesare Nebbia. Le tessere originali sono state sostituite nei secoli. La maggior parte dei mosaici rappresenta scene della vita della Vergine Maria.

L’interno del Duomo

La pianta del duomo di Orvieto è a croce latina con tre navate. L’interno è spazioso, come l’esterno è decorato con fasce alternate di alabastro e travertino fino a un’altezza di 1,5 metri. Più in alto, i muri furono dipinti a strisce alternate bianche e nere alla fine del XIX secolo. Anche le colonne cilindriche presentano fasce alternate di travertino e basalto. I pannelli di alabastro sul fondo delle finestre della navata mantengono l’interno fresco durante l’estate, mentre le vetrate neogotiche nelle parti superiori delle finestre sono datate 1886-1891.

Abside

La grande vetrata quadrifora dell’abside fu realizzata tra il 1328 e il 1334 da Giovanni di Bonino, maestro vetraio di Assisi, probabilmente su disegno di Maitani. Il coro ligneo gotico fu cominciato nel 1329 da Giovanni Ammannati con una squadra d’intagliatori senesi. Dietro l’altare c’è una serie di affreschi gotici danneggiati, raffiguranti la vita della Vergine Maria, che occupano completamente i tre muri. Furono realizzati intorno al 1370 dall’artista locale Ugolino di Prete Ilario. Questa serie di affreschi era la più vasta della sua epoca in Italia.

Cappella del Corporale

Fu costruita tra il 1350 e il 1356 per custodire il corporale del miracolo di Bolsena. Da questa cappella la reliquia viene portata in processione per la città durante le maggiori festività. La cappella è decorata da affreschi di artisti orvietani risalenti al 1357-63. Essi raffigurano la storia del miracolo di Bolsena e altri miracoli eucaristici. Il reliquiario che contiene il corporale è un capolavoro di stile gotico: in forma di trittico, fu costruito dall’orafo senese Ugolino di Vieri tra il 1337 e il 1338. Mostra 24 scene della vita di Cristo e 8 storie inerenti il corporale.

Cappella della Madonna di San Brizio

Famosa per i suoi meravigliosi affreschi, la cappella fu aggiunta alla cattedrale nel XIV secolo. È separata dal resto della cattedrale da due cancelli di ferro. La volta è decorata con affreschi di Fra Angelico, Benozzo Gozzoli, Perugino e Luca Signorelli. A Luca Signorelli fu inoltre commissionata la decorazione delle larghe lunette sui muri della cappella: nacquero così gli affreschi del Giudizio Universale (1500-1503), un capolavoro ricco di espressività e drammaticità.

Il Palazzo del Capitano del Popolo

Piazza della Repubblica con la Chiesa di Sant’Andrea.

Torre del Moro

Pienza

Non molto distante dalla strada consolare via Cassia incorniciata da splendidi cipressi, sul percorso della via Francigena, che collegava Roma al nord del Paese e alla Francia, incastonata fra alcune delle colline più belle d’Italia, sorge questo comune della provincia di Siena,  probabilmente il centro più rinomato e di maggiore importanza artistica di tutta la Val d’Orcia. Il centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità nel 1996. La città fino al 1462 altro non era che un piccolo borgo di nome Corsignano. L’evento che ne cambiò le sorti fu la nascita nel 1405 di Enea Silvio Piccolomini che 53 anni dopo divenne Papa Pio II. Proprio un viaggio del pontefice verso Mantova lo portò ad attraversare il luogo di nascita e il degrado che trovò lo portò a decidere la costruzione di una nuova città ideale sopra l’antico borgo, affidandone il progetto di rinnovamento all’architetto Bernardo Rossellino: la costruzione durò circa quattro anni e portò alla luce una cittadina armoniosa e con forme tipicamente quattrocentesche. La morte prematura di papa Pio II chiuse anche la storia della nuova città, che da allora ha subito limitate modifiche.

LA CITTÀ IDEALE

È il concetto di stanziamento cittadino progettato, immaginato e in casi eccezionali messo in pratica,  il cui disegno urbanistico rispecchia criteri e principi astratti di razionalità,  secondo uno schema prevalentemente geometrico, caratteristica che spesso si accompagna a una teoria ideale e filosofica o anche da  una deciso impulso utopico. Il tema della città ideale ha percorso l’intera storia dell’umanità urbanizzata ma rinvia con specifica intensità  al Rinascimento, quando la città, dopo il declino dell’antichità e superato l’interludio feudale e medievale, si innalzò nuovamente al ruolo centrale di spazio privilegiato in cui l’uomo poteva manifestare al meglio la sua personale opera storica. La città ideale fu in quest’epoca il  centro di un intenso dibattito, divenendo uno dei grandi temi su cui si registrò la progettazione teorica dell’arte, dell’architettura, e dell’urbanistica rinascimentale.  La città ideale doveva rifarsi a i grandi tempi di riflessione filosofica: la rinnovata affermazione della centralità dell’uomo, la riscoperta e la riappropriazione dell’arte greco-romana e dell’architettura classico-romana.

Inizialmente il progetto doveva interessare solo la piazza centrale, dove si dovevano  affacciare la cattedrale, il palazzo gentilizio papale, la sede del comune e del vescovo di Pienza. In seguito l’intervento fu esteso al resto del borgo, ristrutturando i più importanti edifici affacciati sulla via principale, per farne le residenze del seguito cardinalizio, e un lotto di “case nuove”, per i meno abbienti, che venne collocato vicino alle mura. Rossellino collocò la piazza in posizione tangente alla via principale, nel punto in cui l’asse si piega e il terreno si protende verso la val d’Orcia. Lo slargo ha forma trapeziodale, con il Duomo sul lato maggiore, il palazzo Piccolomini a destra, il palazzo Vescovile a sinistra e in fondo, oltre la strada, il palazzo Pretorio. Il selciato è in cotto suddiviso in riquadri da listoni di travertino, che creano una graticola prospettica legata in orizzontale allo sviluppo architettonico degli edifici circostanti.

Oltre ad eccellere nelle esibizioni canore possiamo affermare che la compagine maschile del coro Vox Amica ha dato, anche,  prova di qualità fisiche da non sottovalutare!

BAGNO VIGNONI

Il suggestivo borgo di Bagno Vignoni, nel cuore del Parco della Val d’Orcia si è sviluppato attorno alla grande vasca dalla quale sgorgano le miracolose acque calde conosciute fin dai tempi più remoti.  La storia geologica del territorio della Val d’Orcia ha inizio 5 milioni di anni fa quando nella zona era attivo il vulcano dell’Amiata. Le acque piovane che penetrano in profondità danno vita a mille purissime sorgenti e freschi ruscelli, ma quelle che vengono a contatto con la residua attività vulcanica riaffiorano come fumanti sorgenti termali con acque ricche di calcio, zolfo e fanghi naturali. Acque termali salgono dal cuore del vulcano e tornano alla luce con prepotenza, creando spettacoli naturali di rara bellezza e donando benessere e salute da millenni. Le acque di Bagno Vignoni, bicarbonato-solfato-alcalino- terrose-ipertermiche, che sgorgano ad una temperatura di circa 49°, erano già apprezzate in epoca romana per il loro potere curativo, e dal 1170, con l’Imperatore Federico I, vennero utilizzate per i trattamenti balneo-fango-terapeutici. Frequentatori di questo paradiso termale furono anche noti personaggi del passato, tra i quali Papa Pio II Piccolomini, Santa Caterina da Siena e Lorenzo il Magnifico.

Il divertimento è stato “corale”, l’interesse altissimo, la partecipazione entusiastica e  i momenti di “goliardia” non sono mai mancati. Anzi a volte ci siamo lasciati andare a qualche eccesso.

Piemontesina bella

 

 

Maremma Amara

 

Volemo le bambole

Posso affermare con assoluta certezza che per me questo è stato un viaggio nuovo e stimolante, che mi ha sorpreso amabilmente,  e per questa ragione voglio ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita di questa esperienza.

I componenti tutti del coro Vox Antiqua e del Coro  SS. Salvatore di Acquapendente e Bolsena e in particolare la direttice Loretta Pucci.

I ristoratori, gli abitanti e anche i turisti che ci hanno accolti con allegria e grande disponibilità  durante le esibizioni e lungo tutto il nostro soggiorno.

Gli organizzatori della manifestazione, del viaggio e degli svaghi.

Il nostro maestro di coro nonché guida ed esempio per tutti noi, Luca Ronzitti.

I fotografi ma soprattutto Piero Bradley, che mi hanno fornito gran parte delle istantanee che accompagnano questo articolo.

I “cineasti” che hanno prodotto i video e i “tecnici audio” che hanno registrato le parti musicali.

Gli animatori e il “comico”  Francesco Cortese che hanno reso ancor più piacevole la nostra trasferta.

Un grazie speciale ai compagni di viaggio.

E in ultimo ma non per importanza, un grazie particolare, al nostro presidente Claudio Pellegrino che ha ipotizzato, immaginato e concretizzato questa incantevole esperienza di lavoro e svago.

 

 

 

 

 

 

Elena Ronza
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Da un po’ di tempo, inoltre, percepiva un vuoto nella parte più intima di se stesso, il nulla, la sensazione di essere risucchiato da un buco nero. Nel corso degli anni aveva sempre inseguito assecondandole tutte le sue attitudini naturali, ma in quel periodo, il vuoto non spariva neanche quando recitava o quando si appassionava a un nuovo copione o a una nuova idea. Restava lì e lui si sentiva invadere il corpo, la mente e l’anima dal desiderio quasi struggente di fuggire.

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